Paola Zufolo-Darani e Gabriele Del Don coofondatori del Comitato 1° Maggio
Fa stato il testo verbale
ITALIANO
P: Ehi Gaby è ora di raccontar qualcosa…
G:…cosa vuoi dire?
P: ti ricordi di 10 anni fa?
G : eh si! E’ nata la piazza del 1. maggio…
P: non possiamo dirlo… neanche ora a distanza di 10 anni
G: già ma ora è una realtà
P: se pensi che tutto è nato per scherzo.
G: eh… sì! tutto s’è cominciato perché la piazza bellinzonese era silente.
P: noi tra un aperò e l’altro ci siamo detti, “perché non festeggiare il 1° maggio ad Arbedo?”
G: così l’avventura prosegue.
P: sono proprio contenta di essere arrivati fino a qua…
G: e questo grazie a tutti coloro che hanno creduto nel progetto…
P: si, molte persone, ma non stiamo qui a ricordarle tutte sono talmente tante, rischiamo di dimenticarne alcune
G: eh si, sono proprio tanti sia quelli venuti in piazza, sia quelli che sono venuti a darci una mano…
P: anche oggi abbiamo messo un po’ di FARINA del nostro sacco…
G: e… con un po’ di LARDI siamo ancora riusciti a fare un degno menù su questa piazza.
P: adesso devo andare al piano di sopra a riservare per l’anno prossimo. Sarebbe un gran peccato se la festa finisse proprio adesso G: qualcuno potrebbe fregarci giorno, piazza e festa…
P: eh no, la piazza è di noi tutti che siamo qui a festeggiare il 1. maggio
G: prima che tu vada, facciamo la staffa e ascoltiamo la canzone che risuonò la prima volta qui in piazza, con i palloncini e i bimbi…
Eravamo giovani e pieni di entusiasmo. Io mica tanto…. Avevo paura di tirarmi addosso chissà cosa…
DIALETTO
P: Ehi Gaby l’è ora da cunta su quacoss…
G:…cosa te vò di?
P: te se rigorda 10 an fa?
G : eh si! L’è nasuda la piazza dal 1. maggio…
P: a podom mia dil… gnanca adess dopo des an
G: già ma inco l’è una realtà
P: se pensi che tüt l’è nassu par scherz.
G: eh… sì! tüt l’è nassu perchè la piazza bellinzonesa la faseva poc o nient pal prim da magg.
P: num tra un aperò e l’altro a sem di, “perché festeggiom mia el prim da magg a Arbed?”
G: inscì l’avventura la continua.
P: som propi contenta da ves rivada fin chi…
G: e questo grazie a tüc chi che ga credu in dal progett…
P: si, tanti person, ma stem mia chi a ricordai tüc, iè talment tanti che riscciom da dimentican na quai vüna e voresi mia ofend quaidün
G: eh si, Propi tanti chi che iè vegnü in piazza e chi che iè corru a dag una man par fa che riusci sempar tüt ben….
P: anca in cò a ghem metü un po’ da FARINA del nostar sac…
G: e… con un po’ da LARDI sem riüscid a fa un bel menù su quescta piazza.
P: adesso devi na al pian da sura a riserva par l’an che vegn, saresa un gran peca che la fescta la finiss propi in cö..
G: quaidun podresa fregac dì, piazza e fescta…
P: eh no, la piazza l’è da tüc num che sem chi a fesctegia el prim da magg
G: prima che te vè, bevum la staffa e scultom la canzon che ia canta i nostar fiö la prima volta qui in piazza, con i balonit che svolazzava par portag lontan…
Chi ieva temp, sevum giüvin, bei e pien d’entusiasmo. Mi miga tant, a gheri pagura da tiram adoss chissa cosa.
On. Gianni Farina, del PD, deputato del circondario EUROPA
Ticino, Festa 1. Maggio 2010. “Una politica per affermare la cultura del lavoro”
Un saluto a tutti, di ogni provenienza e di ogni nazionalità, di ogni lingua e cultura. Contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici: in Italia in Svizzera e ovunque in Europa.
Cari e care lavoratori e lavoratrici, Cari e care connazionali,
vi porto dal Parlamento repubblicano il saluto più caloroso e fraterno, lo porto
a voi tutti, a ognuno di voi, a lavoratori di cui ho condiviso per tanti anni lo stesso destino, sui cantieri della Confederazione Elvetica nelle terre d’Africa e in Francia.
Ho vissuto con voi nelle baracche, ne ho condiviso l’impegno, l’onestà, il valore del sacrificio spinto sino e troppe volte alla perdita della vita.
Vi parlo qua a Castione, quasi accanto a quegli uffici della Otto Scerri in cui ebbi modo, giovane tecnico di apprendere i primi rudimenti della mia futura attività lavorativa.
Figlio di un’umile famiglia valtellinese, i Farina, combattenti antifascisti e della resistenza, ho sempre profondamente sentito il valore della libertà e i problemi del lavoro.
Non è pensabile uno sviluppo umano e moderno dell’economia prescindendo dall’aspirazione e dall’attaccamento al lavoro. Sì, il diritto al lavoro per ogni uomo e donna, per i giovani che si affacciano alla vita lavorativa.
E il diritto alla sicurezza in un Mondo in cui le morti bianche sono quasi quotidiane e tragica realtà: sui cantieri, nelle costruzioni stradali e civili, dentro quelle gallerie in cui migliaia di lavoratori, pur nel miglioramento dei moderni sistemi di perforazione, vivono una vita sacrificata, difficile, spesso eroica.
Come membro del Parlamento italiano, ho potuto visitare i lavori di perforazione delle gallerie del San Gottardo. Permettetemi quindi di salutare le migliaia di lavoratori addetti alla costruzione di un’opera leggendaria. A quelli che ci lavorano a quelli che ci hanno lavorato. A quelli scomparsi per i quali abbassiamo commossi nel ringraziamento i nostri occhi e le nostre bandiere.
Un saluto a tutti, di ogni provenienza e di ogni nazionalità, di ogni lingua e cultura, nella convinzione che la durezza della roccia non si arrende docilmente agli idiomi, ma alla tempra, alla professionalità, all’ingegno, all’impegno di chi la violenta dall’alba al tramonto. E l’augurio perché non abbiano a subire menomazioni e gravi infortuni.
Sui luoghi di lavoro infortuni, malattie e incidenti mortali: punire severamente i responsabili dei crimini.
Io considero assurdo che si debba morire per lavoro e lavorare talvolta per salari bassi, spesso indecenti, come se ognuno di loro fosse trattato come un numero: sì, un numero aggiunto ad un altro in quella infinita epopea che è nei secoli la storia del lavoro.
I vecchi e i nuovi fenomeni di rischio dentro il progressivo mutamento dell’organizzazione del lavoro. I rischi di infortunio per cui alziamo forte e chiaro il grido della protesta e l’anelito ad una maggiore sicurezza. E i rischi delle malattie frutto di tante e illimitate irresponsabilità, veri crimini per cui i colpevoli devono essere chiamati a rispondere e condannati.
Quell’amianto, uno dei tanti, che ha provocato e provocherà migliaia forse centinaia di migliaia di vittime innocenti, le più sconosciute, e per la maggior parte dei quali non sarà possibile nessun risarcimento civile e umano. La nostra indignazione è senza limiti e senza confini. Anche perché le famiglie così ingiustamente colpite chiedono solidarietà e giustizia. E tocca alle forze politiche e sociali, ai Parlamenti nazionali, impegnarsi e legiferare per una protezione più attenta del mondo del lavoro.
L’anelito che portò un grande artista ticinese di fine Ottocento, Vincenzo Vela, a scolpire un’opera dedicata ai duecento operai che caddero lavorando alla costruzione del primo traforo del San Gottardo negli ultimi decenni del secolo XIX., come ha ricordato il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nel 2007, in occasione del conferimento delle Stelle al Merito del Lavoro e alla Memoria.
Dobbiamo impegnarci tutti per condizioni di lavoro sempre più umane, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti, dei giovani che si affacciano al lavoro, delle donne, di ogni lavoratore immigrato che è approdato a questa terra spinto dalla disperazione e dalla miseria e per costruire un avvenire più giusto per sé e per i suoi cari.
Contro i gravi e risorgenti fenomeni di precarietà, dovuti alla crisi economico-finanziaria in atto, ultimo drammatico esempio la Grecia, che non vanno barattati per la mobilità imposta dalle ristrutturazioni tecnologiche delle moderne società post-industriali.
Contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori: in Italia in Svizzera e ovunque in Europa. L’azione del Pd in Parlamento.
E voglio qui rimarcare l’importanza del voto referendario con il quale il popolo svizzero ha respinto, recentemente, l’attacco alle rendite delle casse pensioni dei lavoratori.
E la decisione del Presidente della Repubblica Italiana di rinviare in Parlamento perché sia modificato il disegno di legge collegato alla finanziaria per quanto riguarda l’arbitrato nei contenziosi tra i lavoratori e impresa, dando ragione alla lotta da noi condotta in Parlamento contro le norme che ritenevamo vessatorie nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Tante sono le norme sociali che si vorrebbero smantellare e, non per ultima, l’attacco all’assicurazione contro la disoccupazione che vorrebbe punire le persone licenziate durante la crisi, come l’attacco, fallito, grazie alla mobilitazione dei frontalieri ed alla solidarietà generale, al secondo pilastro, dal monitoraggio fiscale ideato dal ministro Tremonti.
Sì alle parole d’ordine del sindacato: Lavoro, salario, rendite per tutti. Sono garanzia di progresso e di pace sociale. Perché non abbiano più a ripetersi scandalosi fenomeni di divisione e sfruttamento del lavoro nero, come è avvenuto ultimamente a Rosarno in Calabria, contrassegnati da episodi di violenza e da contrapposizioni sporcate dall’odio e da sentimenti xenofobi.
Dobbiamo recuperare la memoria dei nostri passati sentimenti. Di come eravamo, delle vicende che abbiamo vissuto. Per costruire ciò che vogliamo essere oggi. Per ridare al lavoro la centralità nel contesto del moderno sviluppo economico e sociale.
Senza la riaffermazione della cultura del lavoro e il recupero della memoria collettiva, ogni nostra affermazione di solidarietà e fraternità universale, apparirà astratta e vana. Sono i valori di sempre. Quelli che ci hanno portato a chiedere, a ognuno incontrato nel corso della vita, non da dove viene ma dove vuole andare. Per costruire assieme un avvenire comune: in Ticino, in Svizzera, in Italia, in Europa e nel Mondo.
Per noi tutti. Per quelli che verranno, per i nostri figli e per i loro. Buon Primo Maggio, care e cari lavoratrici e lavoratori!
On. Gianni Farina
On. Claudio Lardi, Consigliere di stato PS e Presidente del CdS Retico
Compagne, compagni ,ospiti.
essere in Ticino per il primo maggio non è tovarsi fuori casa, perché la festa del lavoro è internazionale, ne è l’esempio degli ospiti presenti oggi qui ad Arbedo.
Sono un consigliere di Stato del Grigioni e presidente del governo nel 2010, ma anche un compagno sindacalista che condivide i temi di attualità per il primo maggio in Svizzera.
Lo stato potrebbe andare meglio, ma anche così va bene, l’importante è saper accettare il confronto, trovando la soluzione ai conflitti con buon senso.
Lo stato funziona in modo diverso dal nemico, perché dovrebbe fare gli interessi dei cittadini e non la guerra.
I tribunali devono essere un organo indipendente.
Nella storia abbiamo avuto: capitani d’industria
ingegneri
generali
Chi permette la vittoria?
Chi è garante del benessere?
Il soldato una volta, il lavoratore e le lavoratrici oggi.
Questo giorno dopo giorno, perché paga le tasse e si impegna nel sociale e nella politica.
Pensare un giorno all’anno a questi eroi del quotidiano non è troppo.
Questa è una fasta ideologica?
… ma cos`è l’ideologia in politica? in governo? o nei municipi?
Ci dicono che non è necessaria, perché 2 + 2 fa sempre 4 e bisogna risolvere i problemi con concretezza.
In precedenza dicevo che potrebbe andar meglio, ma che va bene:
nessuno deve chiedere la carità
possiamo vivere una vecchiaia decente
i costi della salute sono assicurati
Questo perché i cittadini mettono a disposizione dello stato i soldi necessari.
Chi è in carica come può mostrare riconoscenza? Con efficienza, usando i soldi, le risorse, in modo opportuno con un’amministrazione efficiente senza spendere più del necessario.
Bisogna essere sociali verso l’esterno e non all’interno dell’Amministrazione, questa scelta di fondo è altamente ideologica.
L’80% o 90% delle decisioni non sono ideologiche, ma ci sono momenti dove argomentando si può dire sì o no! è lì che si deve avere una propria ideologia, una posizione di fondo.
Ad esempio la destra pensa prima a sé, così facendo crede di pensare per tutti, mentre la base ideologica della sinistra è quella di preoccuparsi, curarsi, in modo particolare dei membri deboli della società.
Così il socialista pensa ai giovani minacciati dal precariato o dalla disoccupazione, ai bambini garantendo una buona istruzione, siano essi bianchi, neri, ricchi o poveri, perché un bambino non è mai straniero.
Questa scelta ideologica è giusta, perché alla fin fine RENDE.
Compagne, compagni,
- ingiustizioa nel mondo
- inquinamento
- problemi globali
- ACQUA!
Cadono le braccia?
Noi festeggiamo il primo maggio fedeli al motto
SCAVA DOVE SEI
alziamo le braccia per garantire qui dove siamo:
- più giustizia sociale
- pari oppostunità
- istruzione
ai membri deboli della società
- bambini
- stranieri
- disabili
Questo volevo condividere con voi alla fasta dei veri artefici del bennessere
la lavoratrice e il lavoratore
davanti ai quali oggi ci inchiniamo con gratitudine