23 febbraio 2012 ore 20:15
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1° Maggio 2011 Interventi
Mario Branda deputato PS in Gran Consiglio
Fa stato il testo verbale
Considero un privilegio ed un onore poter prendere la parole in questa importante occasione. Sono riconoscente alla Sezione socialista di Arbedo per avermene data l’opportunità.
Fino a qualche anno fa gli occhi del viaggiatore che, lasciando la stazione FFS di Bellinzona attraversava il Viale della Stazione per poi scendere lungo la scalinata del cinema forum in direzione di via Cancelliere Molo, si imbatteva un graffito nero fatto con lo spray su una parete esterna del vecchio cinema. Qualcuno aveva lasciato un segno, un pensiero: “Primo maggio, per Dio! (punto esclamativo). E più in basso un po’ più in piccolo “Primo maggio, per bacco! (punto esclamativo). Non so chi sia l’anonimo autore. Forse un giovane o una giovane.
Cosa ci voleva comunicare.
Una invocazione, meglio, un’esortazione a ridare un senso, un contenuto sentito a questa festa che nel tempo ha perso della propria carica rivoluzionaria e che si è trasformata in una celebrazione rituale di cui alle volte si fatica a ricordare l’origine ed il senso profondo.
Da tempo quella scritta non c’è più. Molte cose sono cambiate e anche lo stabile non è più lo stesso.
Ma quell’esortazione non ha perso della propria attualità.
Perché ci riuniamo, che senso ha sfilare oggi in corteo? Discutere di ciò che è il lavoro? Di chi sono e cosa fanno i lavoratori, delle loro condizioni di vita? Cosa è il Primo Maggio?
Il 1. maggio, data che ricorda i martiri di Chicago del 1886: chi sono e cosa accadde quell’anno?
Accadde che in occasione di uno sciopero generale condotto da lavoratori, artigiani e immigranti, sì già allora immigranti, che protestavano per le proprie condizioni di lavoro, la polizia aveva aperto il fuoco sulla folla inerme uccidendo 4 persone. A quel primo tragico fatto seguirono giorni di tensione e di scontri. Morirono altre otto persone tra cui un poliziotto.
Numerosi lavoratori vennero arrestati e processati: ma il processo, che ebbe enorme risonanza mediatica, non fu condotto per la loro partecipazione agli scontri ma per le loro idee. Idee che parlavano di giustizia, di uguaglianza, di onore e di dignità. Al termine del processo quattro giovani anarchici vennero condannati e… impiccati!
Ricordando quel giorno, nel 1889, il 1. maggio
venne proclamato giorno di lotta dalla II internazionale socialista: i lavoratori rivendicavano allora la giornata di 8 ore ed una legislazione internazionale sul lavoro. Una legislazione che rendesse meno disumane le condizioni in cui si trovavano a lavorare tante donne, uomini, bambini.
Le condizioni di lavoro: donne e bambini nelle fabbriche, nelle miniere, nelle cave in condizioni igieniche difficilissime; molti di questi lavoratori morivano o si ammalavano gravemente. Un’esperienza condivisa anche dai nostri lavoratori: chiedete a chi aveva padri o nonni che lavoravano nelle cave ticinesi o grigionesi…
Nel 1877 in Svizzera venne adottata la Legge federale sulle fabbriche: una legge che fissava l’orario di lavoro in 11 ore giornaliere, 10 il sabato, per un totale di 65 ore settimanali;
ma questa legge valeva solo per le fabbriche e per gli opifici, non toccava le imprese edili, le cave di granito che occupavano la maggioranza della popolazione operaia del Ticino;
Nelle filande del Canton Ticino si occupavano bambini di 12, di 11 e anche di 10 anni!
Un salario non bastava neppure lontanamente per far vivere una famiglia e quindi era necessario mettere al lavoro chiunque avesse abbastanza forza per farlo;
Marx aveva detto (Scritti economico-filosifici): il lavoro produce bellezza e spiritualità per i ricchi, ma deformità per l’operaio.
Primo Maggio, per Dio!
Nella Fabbrica internazionale di Tabacchi di Brissago le operaie lavoravano 12 ore al giorno; Nella cartiera di Tenero si lavora in continuazione con turni di 12 ore consecutive (si mangia sul posto di lavoro); gli operai sono pagati con valuta italiana e quando interviene l’autorità per far applicare la legge che imponeva remunerazione in franchi svizzeri, i padroni riducono lo stipendio del 5%. Tutti gli operai sono obbligati a rifornirsi per i beni di prima necessità nei magazzini padronali;
E’ anche la storia del nostro cantone, del nostro Paese, è la nostra storia;
Noi veniamo di lì. Se oggi molti di noi, non tutti, godono di un certo benessere materiale è perché chi è arrivato prima, i nostri padri, nonni, bisnonni ha lavorato e ha lottato per fare in modo che chi arrivasse dopo trovasse un mondo migliore, condizioni di lavoro più umane.
Primo maggio, per Dio!
Non si può negare: il lavoro resta al centro delle nostre esistenze, qualunque esse siano.
Il lavoro definisce l’essere umano nella sua relazione con la società. L’uomo è per eccellenza l’uomo al lavoro. Attraverso il lavoro l’essere umano compie il proprio dovere esistenziale, il lavoro conferisce al lavoratore non soltanto un salario, ma anche uno statuto ed un’identità sociale.
Quando incontriamo una persona chiediamo del suo nome e subito dopo del suo mestiere. E’ attraverso il nome ed il lavoro che conosciamo i nostri simili.
Già, ma se le cose stanno così cosa dobbiamo dire ai 154'000 “precari” che vivono in Svizzera? Persone che non hanno alcuna certezza del loro futuro professionale e quindi personale?
E cosa dei giovani che fanno fatica a trovare una prima occupazione? 11% di disoccupati? Chi sono?
Cosa diciamo di quei lavoratori e di quelle lavoratrici il cui stipendio non è abbastanza per far vivere sé stessi e la propria famiglia?? Cosa provano, cosa pensano?
1. maggio per Dio!
E poi Cosa diciamo quando veniamo a sapere, come in questi giorni, che tra il 1998 ed il 2008 l’economia svizzera è cresciuta del 9% ovvero la ricchezza è cresciuta del 9%,
dove i salari dei lavoratori a basso o medio reddito sono aumentati del 5% mentre quello dei Top manager del 28%!!
1. maggio per Dio!
Gli stessi manager che troppo spesso trattano i propri collaboratori come fossero una merce qualsiasi, infischiandosene dei loro sentimenti, della loro dignità, sentendoli dire “o accettate le nostre condizioni o spostiamo la produzione all’estero” e che guadagnano non 10 volte o 20 volte quello che guadagna un proprio collaboratore, ma 300 volte, 400 volte come nel caso di Marchionne;
Gli esempi ci sono anche da noi.
Come stava per succedere alla Officine FFS di Bellinzona che, se fosse dipeso da quei signori, avrebbero chiuso da un pezzo. Ma così non è stato.
Eppure ancora oggi il 50% dei lavoratori operativi nella manutenzione viene reclutata da agenzie per il lavoro interinale con contratti a tempo; ma che lavoro è questo? Quale il rispetto e la considerazione per chi in quella fabbrica lavora da una vita e per tutti quelli, spesso giovani, che un lavoro in quella officina lo vorrebbero?
1. Maggio per bacco!
Non dimentichiamo che Il 1. Maggio è la “giornata internazionale dei lavoratori”;
Marx, ancora lui, concludeva il proprio visionario Manifesto del 1848 con l’invocazione “Proletari di tutto il mondo unitevi!”
Sullo stendardo della Sezione socialista di Bellinzona campeggia la scritta “La mia patria è il mondo”.
Sono parole importanti, espressione di una straordinaria coscienza collettiva e anche di grande sensibilità umana.
Allo stesso tempo, mentre evochiamo queste parole, migliaia di disperati nordafricani tentano di varcare il Mediterraneo…per cosa? Sempre per quella cosa, quel miraggio che si chiama “lavoro”, quella cosa che offre la prospettiva di una vita migliore. Sono Lavoratori tra i più umili e tra i più vulnerabili, come erano molti nostri avi 100 anni fa.
Una umanità accampata sulle rive del Mediterraneo, in lotta per la propria sopravvivenza, per un
Matteo Pronzini segretario sindacato UNIA e deputato MPS-PC in Gran Consiglio
Care compagne, cari compagni,
vi ringrazio per l’opportunità che mi avete dato d’intervenire a questa vostra manifestazione del 1 maggio. E’ per me un obbligo ricordare in apertura di questo mio intervento un compagno che purtroppo non è più tra noi, Pasquale Zuffolo. Pasquale fu uno dei promotori di questa vostra ricorrenza. Ricordo con molto piacere la collaborazione ed il sostegno dato da Pasquale e dalla sezione socialista di Arbedo alle prime lotte a difesa dell’Officina FFS di Bellinzona. Se nel 2008 siamo riusciti a vincere la difficile battaglia dell’Officina FFS di Bellinzona è anche grazie al sostegno ricevuto anni prima da compagni quale Pasquale.
Vorrei centrare il mio intervento sul difficile contesto sociale e politico con il quale siamo confrontati, la crisi nella quale il movimento operaio, nelle sue forme organizzative e politiche, si trova ed indicare alcune possibili piste da percorrere.
Inizierò ricordando il contesto nel quale ci troviamo. Un contesto sociale e politico molto difficile. Il padronato sta cercando, con successo purtroppo, di far pagare la sua crisi ai salariati. L’attacco è a più livelli. Sul piano del lavoro, tramite licenziamenti, precarizzazione, flessibilizzazione e riduzioni del potere d’acquisto. Assistiamo inoltre ad un violento attacco a quel poco che rimane dello stato sociale. E’ appena trascorso un mese dall’entrata in vigore della revisione della legge disoccupazione. Una revisione violenta che getta e getterà mensilmente centinaia di disoccupati nel girone dell’assistenza.
La destra, sia essa rappresentata dai partiti tradizionali della borghesia o dalla Lega (cambia forse la forma ma la sostanza è la stessa) riesce a capitalizzare le paure e le insicurezze dei salariati. Una capitalizzazione che avviene sia a livello elettorale ma anche e soprattutto nel modo di pensare e nei valori. Contemporaneamente, le forze del movimento operaio, hanno sempre più difficoltà ad entrare in sintonia con le preoccupazioni, le paure, le esigenze di ampi strati di salariati.
Questo contesto difficile continuerà ancora per lungo tempo e le dinamiche che viviamo in Ticino, magari in forme e tempi diversi, sono le stesse che accadono a livello svizzero ed europeo. Anche solo per questa ragione è importante che nella nostra riflessione riusciamo ad avere uno sguardo e dei riflessi internazionalisti.
Torno sulla crisi profonda con la quale sono confrontate le forze che storicamente sono state espressione del movimento operaio.
Questa crisi coinvolge più livelli.
Vi è sicuramente una crisi di progetto politico. Cose vogliamo? Quali ideali vogliamo avere? Dove vogliamo andare? Detto in altre parole quale è il nostro modello di società? Vogliamo curare i mali che la società capitalista produce, avere l’illusione di migliorare un pochino questa società basata sul profitto, sugli interessi di pochi a scapito di molti, o vogliamo pensare, costruire, lottare per una nuova società, basata sulla soddisfazione degli interessi di chi vive del proprio lavoro, sull’autorganizzazione sulla difesa dell’eco-sistema. Insomma una società dove, citando Carlo Marx, ognuno possa ricevere secondo i suoi bisogni e dare secondo le sue capacità?
Vi è inoltre una crisi sul soggetto sociale che può farsi interprete, portatore di questi nostri ideali. A chi ci vogliamo rivolgere? A chi vive del proprio lavoro? E ancora all’interno dei salariati quale può essere il settore che può capire ed essere il miglior attore della costruzione di una nuova società? Per anni nel nostro cantone la spina dorsale del movimento operaio furono i dipendenti delle ex regie federali, ferrovieri, postini; i docenti, il personale dell’amministrazione cantonale. Ora a chi ci vogliamo rivolgere? A mio avviso l’esperienza del 2008, lo sciopero vittorioso dell’Officina ha dimostrato che i lavoratori dell’Officina sono una componente di questo soggetto sociale. Solo una componente però! Quali altri settori di salariali potrebbero altresì essere i portatori di un progetto di società nuova?
Da ultimo siamo confrontati con una forte crisi delle forme organizzative del movimento operaio. Dobbiamo far in modo di stimolare in ogni occasione l’autorganizzazione dei salariati. Dobbiamo assolutamente interrompere sui posti di lavoro, nelle istituzioni, nella società, la delega. Dobbiamo far in modo di stimolare la partecipazione diretta, nelle forme e nei modi da loro scelti, delle diverse componenti del lavoro e delle classi subalterne. Una partecipazione diretta democratica, pluralista ed unitaria. Ancora una volta il mio pensiero va all’esperienza dell’Officina.
Fatta questa premessa, questa radiografia cruda ma purtroppo reale della situazione nella quale ci troviamo credo di poter affermare con molta sicurezza che la sola soluzione ai nostri problemi di società rimane il movimento operaio. Come più volte accaduto nella storia, e gli esempi recenti delle rivoluzioni tunisine ed egiziane ne sono l’ennesima conferma, la sola reale forza di progresso sociale della società è il movimento operaio e le sue componenti. Rimanendo nel nostro piccolo canton Ticino ripenso nuovamente all’esperienza vittoriosa della mobilitazione a difesa dell’Officina FFS di Bellinzona. Esperienza a cui tutti voi, individualmente e collettivamente, avete dato un contributo importante, negli anni precedenti e durante lo sciopero.
Questa lotta vittoriosa, portata avanti con tenacia e determinazione in modo pluralista, democratico e partecipativo dai lavoratori aveva ed ha in se tutte le risposte alla crisi di progetto del movimento operaio citato in apertura del mio intervento. Essa ha inoltre dimostrato che il movimento operaio può essere vincente ed essere forza egemone nella società. Forse è giunto il tempo che anche in Ticino, nella sinistra politica e sindacale si inizi a trarre degli insegnamenti di questa bellissima esperienza.
Da parte mia e per l’ organizzazione politica che rappresento, MPS, è pacifico che il movimento operaio può essere, può tornare, deve tornare ad essere una forza egemone della società ed essere strumento di cambiamento sociale, di progresso sociale.
Lo può essere a livello internazionale e anche nel Canton Ticino. Dobbiamo però, umilmente, essere in grado di aprire un dibattito e rivedere alcune scelte fatte della maggioranza del movimento operaio che ci hanno allontanato da ampi settori di salariati.
E penso qui alla scelta di sostenere gli accordi bilaterali senza capire che essi, nel nostro contesto e visti i rapporti di forza sfavorevoli, sarebbero stati utilizzati dal padronato per accentuare la deregolamentazione del mondo del lavoro. Penso altresì all’importanza di sviluppare e difendere un forte servizio pubblico in tutte le sue espressioni (socialità, scuola, anziani, ecc) con un forte controllo democratico e popolare. Senza dimenticare la necessità di uno sviluppo industriale pubblico da sviluppare attorno alle Officine FFS di Bellinzona. E per terminare la necessità di favorire l’autorganizzazione dei salariati e dei cittadini, in contrapposizione alla delega e allo sviluppo piccoli e grandi apparati burocratici.
In quest’ottica ’invito tutte le militanti e tutti i militanti della sinistra del Bellinzonese a voler contribuire ad un dibattito di fondo sulle nostre prospettive. E’ qui nel Bellinzonese che nel corso dell’ultimo decennio si è riusciti a sviluppare le resistenze più importanti all’attacco del padronato. Resistenza portata avanti e sviluppata da militanti provenienti del movimento operaio. Penso in particolare alla lotta contro la privatizzazione dell’azienda elettrica di Bellinzona, alle lotte sindacali nel settore edile e della vendita, alle lotte per la difesa della posta, alle diverse iniziative e referendum contro lo smantellamento del servizio pubblico e penso evidentemente alla lotta dei lavoratori dell’Officina FFS. D’altra parte è qui che il Partito Socialista e la lista MPS-PC è riuscita a perdere meno terreno alle ultime elezioni cantonali.
Assumiamo questa nostra responsabilità e apriamo un dibattito nel movimento operaio del Canton Ticino, in un’ ottica internazionalista e di classe.
Termino questo mio intervento dicendovi che il contesto è difficile ma che dobbiamo essere e rimanere ottimisti. L’ottimismo è sempre stato un elemento centrale del movimento operaio, anche nei momenti più bui. A questo proposito vorrei ricordare una citazione fatta da uno dei grandi rivoluzionari del XX secolo, protagonista della rivoluzione russa: Lev Trotski. Nella primavera del ’40, in uno dei periodi più bui dell’umanità (il nazi-fascismo con il sostegno della dirigenza stalinista dell’Unione Sovietica stava dominando l’Europa) Trotski nel suo testamento politico scrisse queste parole: “La vita è bella, possano le nuove generazioni liberarla da ogni male e oppressione e viverla in tutto il suo splendore”. Diamo il nostro contributo alla realizzazione di questo sogno.