Marina Carobbio, consigliera nazionale


1 maggio 2015, Arbedo
(Fa stato il testo parlato)
 

Solidarietà, lavoro e dignità

“A testa alta, solidarietà è lottare insieme. Non c’è lavoro senza dignità” è lo slogan del 1 maggio in Ticino. Dietro queste parole ci sono lavoratori e lavoratrici che sempre più, in Ticino come altrove, subiscono pressioni sui salari e sulle condizioni di lavoro, ai quali in nome di una redditiva aziendale si decurtano gli stipendi o si tagliano i posti di lavoro. Sono gli scioperanti della Exten, gli operai delle Ferriere Cattaneo della SMB di Biasca e di altri stabilimenti industriali.

 

Il diritto al lavoro e al salario dignitoso, il diritto a un alloggio, una sanità di qualità e accessibile, a un servizio pubblico garante di prestazioni e qualità, devono valere per tutte e tutti indipendentemente dallo statuto e dal tipo d’impiego. Siano essi salariati, lavoratori indipendenti o lavoratori autonomi, residenti o stranieri e chi il lavoro non ce l’ha.

Diritti che giorno per giorno sono calpestati in molte parti del mondo; i diritti dei migranti che sfuggono da persecuzioni, orrori e guerre, quelli dei lavoratori bambini ai quali è tolto il diritto all’infanzia e dei 400’000 sans papier che vivono e lavorano qui, come badanti, nelle economie domestiche o nell’agricoltura.

Quanto sta succedendo nel Mediterraneo è inaccettabile, non possiamo girare la testa dall’altra parte. Sono necessari più aiuti allo sviluppo per i paesi in difficoltà e sono urgenti corridoi umanitari. Dobbiamo tornare ad essere una nazione dell’accoglienza e della solidarietà.

Diritti che sono messi in discussione da un mondo economico e politico che si allea per smantellare le conquiste sociali e la protezione dei lavoratori, raggiunti grazie alle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici e al movimento sindacale. Come non ricordare che, su proposta del Consigliere federale e ministro dell’economia Schneider –Amman con il sostegno della nuova alleanza di destra UDC-PLR e PPD sono stati congelati il rafforzamento dei contratti collettivi e messe da parte misure più incisive per le regioni di frontiera più esposte al dumping salariale!

Qui come altrove, non bastano le buone intenzioni. Ci vogliono misure vincolanti a difesa del lavoro e dei lavoratori.

Condizioni di lavoro disumane nelle fabbriche tessili in Asia o in Europa dell’Est, lavoro dei bambini nella produzione di cacao in Africa occidentale, emissioni mortali di anidride solforosa in Zambia vedono coinvolte alcune imprese svizzere. Svizzera che figura al nono posto dei paesi più frequentemente coinvolti nelle violazioni dei diritti umani commesse da alcune imprese. Come chiede l’iniziativa popolare lanciata recentemente da 66 organizzazioni attive nella cooperazione internazionale e nella politica di sviluppo “Business globale? Responsabilità globale” le imprese domiciliate in Svizzera devono far fronte alle loro responsabilità quando le loro attività all’estero minacciano e violano i diritti umani e l’ambiente e risponderne davanti ai tribunali.

Diritti che possono essere rafforzati e difesi solo grazie all’unità di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori e con la solidarietà verso chi il lavoro non ce l’ha. A maggior ragione in un Cantone dove sempre più giovani hanno lavori precari o non hanno accesso al mercato del lavoro, dove i lavoratori più anziani sono espulsi dal mondo del lavoro e sostituiti da lavoratori sottopagati ma flessibili e senza protezione. Con una proliferazione di contratti part-time, a tempo determinato, con l’aumento del lavoro interinale e su chiamata, con l’estensione dell’orario di apertura dei negozi, si aumentano la flessibilità e la precarizzazione. Per rispondere a queste derive ci vuole anzitutto una risposta sindacale e di sinistra forte e unità, per far fronte a una destra che privilegia la crescita delle disuguaglianze e porta avanti una politica a scapito di molti e vantaggio di pochi.

La crescita delle disuguaglianze di reddito nel corso degli ultimi decenni è allarmante. Ma le disuguaglianze non sono necessarie per stimolare la competizione, come vuole farci credere chi invoca meno regole e più liberismo, bensì una minaccia alla coesione sociale e un ostacolo alla crescita economica.

Dobbiamo rispondere alle preoccupazioni di chi vede minacciato il posto di lavoro, ma anche a chi il lavoro non c’è l’ha o non l’ha più. A chi si indebita per pagare le cure dentarie, a chi pagando pigioni e premi cassa malati esorbitanti alla fine del mese non trova più nulla nel borsellino. Le risposte le abbiamo, come l’iniziativa per il rimborso delle cure dentarie, le rivendicazioni per alloggi a pigione moderata e il rafforzamento dei CCL .

Da 125 anni si festeggia il 1. Maggio , anche in Svizzera. La nostra presenza oggi qui, ad Arbedo e in tutti gli altri luoghi in Svizzera come nel mondo è indispensabile per mettere al primo posto quei valori che ci contraddistinguono, solidarietà, giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza.


Marina Carobbio, consigliera nazionale