ps-arbedocastione: SGUARDI


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SGUARDI
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SGUARDI 26 novembre 2009 distribuito in tutti i fuochi

SGUARDI 2 ( novembre 2009)

Editoriale
di Maurizio Macchi

Numero due di MTS

Una mozione in favore dei nostri giovani di Mirto Genini

Regali fiscali alle imprese che fanno utili? No, grazie! di Rezia Boggia

Castione un territorio in fase di ripensamento di Maurizio Macchi



Editoriale SGUARDI 2 (fa stato la versione cartacea che trovate all'inizio della pagina)

EDITORIALE

 

di Maurizio Macchi,

Presidente della Sezione PS di Arbedo-Castione

 

L’economista Silvano Toppi, dalle pagine del mensile “Confronti” (agosto 2009), ha denunciato un fenomeno che interessa, non solo, ma in modo particolarmente marcato il nostro Cantone, da lui identificato quale “ipertrofia al dettaglio”. Al riguardo, egli si é espresso nei termini seguenti: “Lo sviluppo degli insediamenti territoriali del commercio al dettaglio nel Ticino è l’aspetto forse più emblematico e sbalorditivo. Anche perché non è ancora finito, continua a ritmo frenetico in ogni parte. Colpisce tuttavia uno squilibrio tale, anche visivo, tra la presenza, la moltiplicazione, la conquista di superfici per questi centri commerciali da un lato e il territorio disponibile, la popolazione residente, gli spazi pubblici d’altro lato, da chiedersi come tale fenomeno sia stato reso possibile, quanto possa durare senza esplodere, quale ne sia il bilancio non solo economico ma anche sociale, quale il rapporto tra costi pubblici causati, valore aggiunto generato e ricavi fiscali ottenuti.”. Le cifre, che emergono da un recente studio del Credito Svizzero (Retail Outlook 2009), sono effettivamente da capogiro: “In Svizzera, con 12 milioni di metri quadrati, contiamo 1.6 metri quadrati di superficie d’acquisto per abitante. È la densità più elevata d’Europa e “probabilmente del mondo”, aggiungono gli economisti del CS.
 
La scorsa estate sulla stampa cantonale si è fatto un gran parlare della zona industriale di Castione - inserita, nell’ambito della revisione generale del Piano direttore cantonale, fra le otto aree potenzialmente in grado di accogliere nuovi centri commerciali di una certa dimensione (in proposito si veda la scheda R8 relativa ai grandi generatori di traffico) e dunque destinata a essere trasformata in zona per attività produttive e commerciali -, come possibile sede o dello stadio dell’AC Bellinzona o di altri non meglio precisati progetti (Città dei bambini?, Parco acquatico?, …).
 
Non è mia intenzione discutere della bontà o meno di iniziative di cui non si sa nemmeno se vedranno mai la luce. Il discorso che mi interessa affrontare è piuttosto un altro, di portata più generale e che travalica i confini del nostro Comune, ossia che progetti del genere vengono sempre più spesso lasciati all’iniziativa dei grandi distributori. Siccome questi ultimi sono notoriamente animati da scopi non propriamente filantropici, la cosa dovrebbe perlomeno farci riflettere. La verità è che, ai loro occhi, i progetti in questione hanno un duplice interesse: da una parte, rappresentano un buon pretesto per insediare delle nuove superfici di vendita al dettaglio e, dall’altra, una volta aperte, rappresentano un’ottima esca per attrarre la clientela. Sarebbe certamente un grave errore affidare a questi personaggi lo sviluppo del nostro territorio, anche perché essi faranno di tutto per far sì che i centri commerciali diventino i nuovi luoghi di socializzazione, dove trascorrere il tempo libero con la famiglia. La tendenza è invero già in atto e le recenti aperture domenicali dei negozi, decise all’insegna del “Emozioni Ticino” (come se vi fosse qualcosa di emozionante nel trascorrere la propria domenica in un centro commerciale …), ne sono una dimostrazione. Credo che ai nostri figli e alle future generazioni sia giusto offrire un’alternativa a tutto questo e che per trovarla non occorra guardare molto lontano: basta recarsi in un qualunque parco, anche in quello di Viale Moesa ad Arbedo, e osservare gli occhi dei bambini che vi giocano.
NUMERO 2

Secondo il dizionario Devoto Oli due è il numero formalo da un'unità e un'altra unità ed è il primo della serie dei numeri pari. Sì: questo e il numero due. Ora: c'è sempre un inìzio e quindi un numero uno. ma arrivare alla seconda stampa è sempre un'emozione, perché significa che c'è qualcosa per cui vale la pena rivolgersi di nuovo a tutti voi. Un "paio" di esempi... Alinghi ha vinto il campionato del mondo di vela, e poteva anche essere un colpo di fortuna, ma poi l'ha vinto una seconda volta. Si può dire che non e stato un caso, ma che c'è sotto impegno, bravura, determinazione, interesse, passione. È vero. il numero due è un po' "sotto pressione": non potrà mai essere il primo nè in competizione o tantomeno in qualche primato. A nessuno piace arrivare secondo: il primo ha tutti gli onori e le glorie; eguagliare il primo è diffìcile: si resta sempre in "secondo" piano e nella penombra; lontano dai riflettori; dopo una gara si sente suonare l'inno nazionale del primo classificato, mai del secondo e al collo invece di una placca d'oro si sfoggia dell'argento. Splendere di luce propria, dopo un primo fortunato esempio, non è scontato. Al primo, per questioni culturali che non si vogliono discutere in questo contesto, va anche un aspetto simbolicamente più positivo; il Sole e la Luna. il Bene e il Male, il Giusto e lo Sbagliato,il Giorno e la Notte, il Bianco e il Nero, e cosî via. Ildualismo è però evidente: come fare a spiegare chiaramente l'uno senza citare l'altro? Senza un altro punto dì riferimento è impossibile persino il più semplice dei paragoni: senza polarità non c'è movimento, si resit in un mondo statico, passivo. Insomma, l'uno non basta: serve un due, chiarificatore, capace di precisare quello che l'uno ha "dimenticato" o affrontato soltanto parzialmente'

Essere il secondo numero di un giornale è poi ancora più interessante: il primo è una scommessa, una prova, il secondo è una promessa mantenuta, una conferma. Gli artìcoli sono scelti con maggiore cura, lo scritto vuole arrivare in profondità e in generale ha più valore rispetto al precedente. E con questo spìrito si dà il benvenuto al lettore che per la seconda volta si diletta a leggere le pagine dì questo stampato! Ma non soffermatevi oltre sulla prima pagina: sfogliate e passate senza indugio alla numero due...

MTS

Una mozione in favore della salute dei nostri giovani ( Docente di Educazione Fisica)

di Mirto Genini
consigliere comunale - Gruppo socialista

 

 È da molti anni che il gruppo socialista si batte perché l’insegnamento dell’educazione fisica nelle nostre scuole comunali venga affidato ad un docente specialista.

Già nel 2002 , con l’appoggio di numerosi consiglieri comunali di tutti gli schieramenti politici, ci eravamo fatti promotori di una mozione che ne chiedeva l’introduzione.

Ma in quegli anni il nostro istituto aveva anche altre necessità, forse più impellenti, si trattava in particolare di dargli una guida degna di questo nome, un direttore a tempo pieno.

Questo grosso impegno finanziario finì per rendere difficile l’iter della mozione, tanto che gli interpellanti decisero di ritirarla ed aspettare.

Purtroppo l’esecutivo sembra essersi dimenticato di questa problematica e, benché nel frattempo la situazione finanziaria del comune sia migliorata, l’auspicato potenziamento del nostro istituto in questo settore così importante per il corretto sviluppo fisiologico dei ragazzi, è rimasto lettera morta.

Di fronte a questa “dimenticanza” (o scarsa sensibilità?), il nostro gruppo, con l’appoggio anche questa volta di numerosi consiglieri comunali di tutte le sensibilità politiche, ha deciso di far nuovamente ricorso all’arma della mozione.

Ma perché riteniamo così importante l’introduzione di un docente di educazione fisica nella nostre scuole elementari?

La mozione, lo spiega bene: si tratta in primo luogo di incidere di più sugli allievi a livello di apprendimento, in particolare per quanto riguarda gli aspetti sociomotori e psicomotori, stimolando così in maniera continua e mirata le varie dimensioni: biologica, affettiva, cognitiva, espressiva e coordinativa, in poche parole il docente di educazione fisica sensibilizzerà con maggior rigore e competenza i nostri ragazzi nell’ascolto e nell’uso del proprio corpo; e dio sa quanto ne hanno bisogno: basta vederli camminare nelle strade del nostro comune!

Si tratta anche di svolgere quello che era una volta il compito del docente di “ginnastica correttiva”, figura ormai scomparsa dalle nostre scuole, accollando questo servizio, (per risparmiare?) ancora una volta sulle spalle del docente titolare, privo per altro di conoscenze specifiche.

Infine il docente di educazione fisica sarebbe indubbiamente un punto di riferimento ed una risorsa in più per le varie attività proposte dall’Istituto scolastico, soprattutto in ambito sportivo.

L’introduzione del docente specialista porterebbe dunque ad un sensibile miglioramento nella qualità dell’insegnamento dell’educazione fisica e, di conseguenza, ad un miglioramento del benessere dei ragazzi del nostro comune.

Ciò potrebbe avvenire con una spesa senz’altro sopportabile e valutabile in circa 70'000 fr.

Speriamo sia la buona volta: i soldi spesi dalla comunità per i propri figli sono sicuramente i soldi meglio spesi!

Regali fiscali alle imprese che fanno utili? No, grazie!

di Rezia Boggia

consigliera comunale - Gruppo socialista

 

Nel pacchetto delle misure anticrisi di sostegno all’occupazione e all’economia, il Governo aveva introdotto, quale aiuto alle aziende che fanno utili, uno sgravio fiscale dello 0.5% per il periodo 2009-2011. Una misura transitoria, quindi, che la destra del Parlamento ha stravolto rendendo la riduzione fiscale definitiva. Una decisione che è stata impugnata con il lancio del referendum da parte del Partito Socialista e sostenuto dalla sinistra cantonale, dai sindacati dell’Unione sindacale svizzera e dall’Organizzazione cristiano sociale ticinese, che ha raccolto quasi 9000 firme delle 7000 necessarie.

 

Lo 0.5% di sgravio fiscale sull’utile per un’azienda corrisponde a poche migliaia di franchi di risparmio nella propria cassa, mentre, nelle casse pubbliche, mancheranno 25 milioni all’anno: 14 milioni al Cantone e 11 milioni ai Comuni.

In un momento di crisi come quello attuale è completamente folle aiutare aziende che fanno utili con l’argomento che questo guadagno sarà reinvestito nell’economia, perché si sa benissimo che un’azienda investe soltanto quando il mercato dà una certa sicurezza e oggi non è certo il caso, anzi.

 

L’impegno di uno Stato serio dovrebbe invece essere rivolto, ad esempio, alla scuola pubblica e alla formazione in generale. Tanto che l’iniziativa lanciata dalle associazioni di categoria per aiutare le scuole comunali, che chiede al Cantone di finanziare la diminuzione di allievi per classe e l’aumento dei servizi, come il doposcuola, le mense, il sostegno pedagogico è riuscita ampiamente. Tutto questo ha ovviamente un costo e il Cantone non può chiamarsi fuori e delegare tutto ai Comuni, specialmente a quelli che non hanno grandi difficoltà finanziarie e che dipendono dal fondo di perequazione finanziaria. Anche per questo motivo non è accettabile che il Cantone rinunci a 14 milioni l’anno!

 

Inoltre, quel regalo inutile alle aziende costringerà, inevitabilmente, i Comuni ad aumentare le imposte. Non penso che le cittadine e i cittadini del nostro comune siano disposti a pagare per regali che il Cantone impunemente vuole fare alle imprese che non ne hanno bisogno; votiamo quindi convinti: NO al furto degli aiuti anticrisi!

Castione un territorio in fase di ripensamento

di Maurizio Macchi

 

 In molti si saranno accorti che il nostro Municipio ha proceduto, nella scorsa primavera, alla pubblicazione di una cosiddetta “zona di pianificazione” relativa al “Comparto di Castione”. In molti si saranno però anche chiesti cosa si nasconde dietro il concetto di “zona di pianificazione”. Dico subito che si tratta di un istituto previsto dalla legislazione sulla pianificazione del territorio e che spiegarne il significato senza utilizzare termini specialistici non è impresa facile. Cercherò ad ogni modo di limitarmi nell’impiego.

 

Credo innanzitutto che sia utile ricordare il contesto dal quale è nata la decisione di istituire una zona di pianificazione su parte del territorio di Castione.

L’insediamento di nuovi centri commerciali, il conseguente incremento del traffico veicolare, il progressivo degrado della qualità urbanistica e dell’aria, ma pure la costruenda stazione FFS-TILO, l’identificazione del comparto come polo di sviluppo economico potenzialmente in grado di accogliere nuovi grandi generatori di traffico e, in ultima analisi, il rischio che si venga a creare una situazione che ricalchi quelle già esistenti in altre zone del Cantone a destinazione commerciale (come ad esempio, il Pian Scairolo e la Piana di San Martino a Mendrisio), sono tutti fattori che hanno spinto le autorità ad avviare un ripensamento della pianificazione territoriale del comparto di Castione, con l’obiettivo di mettere a punto un ordinamento più confacente per lo sviluppo sostenibile dal profilo viario e ambientale.

 

L’interesse della zona di pianificazione - che la legge definisce come uno strumento di salvaguardia della pianificazione, che può essere istituito laddove il piano regolatore comunale manchi oppure debba essere modificato -, sta nel fatto che essa tutela la libertà di decisione dell’autorità per il tempo necessario a definire i nuovi indirizzi pianificatori. Normalmente una domanda di costruzione viene respinta se non rispetta il diritto vigente. Mediante lo strumento qui in discussione, l’autorità è però legittimata, per un periodo di tempo determinato (cinque anni al massimo, salvo proroga) e all’interno di un determinato comprensorio, a respingere o a sospendere le domande di costruzione in contrasto con la pianificazione progettata, anche se conformi al diritto in vigore. La zona di pianificazione è insomma un provvedimento che ha lo scopo di “mettere al riparo” la pianificazione in atto o in procinto di essere intrapresa da iniziative edilizie che potrebbero comprometterla o comunque renderne più difficile lo svolgimento. Naturalmente, visto che la zona di pianificazione comporta una restrizione della garanzia della proprietà sancita dalla Costituzione federale, essa deve fondarsi su di una base legale valida, essere giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispettare il principio della proporzionalità.

 

Un esempio concreto può forse meglio esplicitare il concetto. Considerato che fra gli obiettivi perseguiti con la revisione del piano regolatore del nostro Comune vi è quello di “concentrare e spostare le attività commerciali esistenti e future, (…), ad ovest della ferrovia, a ridosso della stazione.” e quello di “ridare e garantire una vocazione locale, in particolare residenziale, al comparto dell’abitato di Castione tra la montagna, la strada cantonale per Claro e quella per Lumino.”, il progettato ampliamento del centro commerciale Coop appare palesemente in contrasto con i nuovi indirizzi pianificatori, per cui la relativa domanda di costruzione andrebbe respinta, anche nel caso in cui - la questione è ancora sub judice - essa si rivelasse conforme al diritto vigente.