News - ps-arbedocastione

NO alla riduzione dei sussidi cassa malati

NO alla riduzione dei sussidi cassa malati

5 gennaio 2017

di Ivo Durisch
Capogruppo PS in Gran Consiglio

I costi per le cliniche private sono aumentati ed è anche questo uno dei motivi con i quali il governo giustifica la manovra di risparmio. È vero, i 122 milioni che il Cantone versa alle cliniche private sono una somma più importante del previsto. Però, per compensare questi costi, non si possono tagliare 11 milioni nella socialità, ovvero 6 in politica familiare e 5 nei sussidi cassa malati. Il paradosso è che la popolazione più fragile subisce pesantemente, a causa dell’incremento della spesa sanitaria, sia l’aumento dei premi che la riduzione dei sussidi cassa malati. Insomma una doppia beffa.

È importante ricordare che il Cantone dal 2000 al 2015 ha diminuito da 147 milioni a 142 milioni il suo contributo lordo per i sussidi ordinari di cassa malati. E questo nonostante un aumento del 60% del premio medio di cassa malati e un incremento della popolazione residente del 13 per cento. Se nel 2000 il sussidio annuo di cassa malati per i beneficiari era in media di 2’261 franchi all’anno, oggi è di 1’697. E questo mentre il potere d’acquisto del ceto medio, soprattutto quello più basso, è stato eroso.

Parallelamente per questa fascia di popolazione è anche aumentata la precarizzazione lavorativa. Del resto che una parte sempre più importante della popolazione faccia fatica a pagare i premi di cassa malati lo vediamo dall’esplosione dei morosi, a cui comunque deve far fronte il governo. Questi contributi versati dal Cantone sono raddoppiati dal 2014 al 2015, passando da 6 milioni a 12 milioni; un importo che nel preconsuntivo 2016 sale a ben 16,5 milioni. Si tratta di un aumento del 175% in soli tre anni.

Se la volontà è quella di arrestare veramente questo circolo vizioso della sanità ticinese, lo strumento principe che il governo può utilizzare per ridurre i costi è la pianificazione ospedaliera. Ma in questo senso s’è fatto ben poco. Anzi, non solo non si è cercato di ridurre la dispersione dei mandati (soprattutto nel Luganese), ma a livello di legge (LCamal) si sono addirittura tolti i volumi massimi per gli ospedali cantonali e le cliniche private: strumento principe, questo, per controllare i costi ospedalieri, oltre alla già citata assegnazione dei mandati.

Anche per questi motivi non abbiamo potuto accettare la riduzione delle soglie d’intervento della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) votate dal Gran Consiglio nell’ambito della manovra di rientro finanziario, e abbiamo lanciato il referendum contro questa modifica di legge. Modifica di legge che comporta anche un taglio ai sussidi di cassa malati.

Le fragili contropartite della Riforma III

Le fragili contropartite della Riforma III

5 gennaio 2017

di Antonia Boschetti
Comitato PS Mendrisiotto

 
Nel tentativo di rimediare ai danni che gli sgravi fiscali della Riforma III causerebbero, Gobbi, Vitta e Beltraminelli propongono un pacchetto di aiuti sociali male indirizzato e cieco rispetto alle urgenze dei ticinesi.

I consiglieri di Stato sostenitori della Riforma III: Gobbi, Vitta e Beltraminelli, conducono una campagna seducente proclamando le abracadabranti migliorie che si riscontreranno nel campo imprenditoriale ticinese grazie a notevoli deduzioni fiscali. Gli stessi sostenitori propongono dei rimedi ai danni delle prestazioni sociali sotto forma di aiuti per le famiglie dopo la nascita del primo figlio, incremento di strutture di accoglienza (asili nido, doposcuola, famiglie diurne), sostegno a famigliari che curano un congiunto e incentivi delle misure di inserimento o reinserimento professionale.

Queste proposte, fragili contropartite che a fatica nascondono le ingiustizie sociali delle quali non intendono curarsi, sono basate sul modello vodese il quale sgrava le famiglie del ceto medio-alto ma non propone aiuti sufficienti alle fasce più deboli della popolazione, specialmente se si tratta di persone sole. Per quale motivo un aiuto sociale, che voglia definirsi tale, dimentica chi per primo necessita sostegno? Il pacchetto di aiuti, oltre ad essere male indirizzato, è anche d’intralcio alla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (LAPS) la quale, volendo garantire il minimo vitale a tutte le economie domestiche (ED), tiene presente anche quelle costituite da un singolo individuo che nel 2016 rappresentevano il 37% delle ED ticinesi. Un modello di aiuti sociali può tenere così poco conto di quasi metà della popolazione.

Tolte le belle parole dei suoi sostenitori, la Riforma III si dimostra pronta a sostenere le cifre d’affari di imprese e aziende, ma del tutto impreparata a rispondere alle difficoltà delle persone che vivono nel nostro Cantone. È necessario ricordare a chi la sostiene, che ambigue promesse di aiuti sul mercato del lavoro non sono sufficienti a proteggere i ticinesi dalla povertà e soprattutto dal dumping salariale. Occorre ricordare a chi non ha remore nel togliere gli aiuti ai cosiddetti ultimi della classe, che la povertà in Ticino è un dato di fatto e che, talvolta, conduce le persone a vivere per strada oppure a morire in uno scantinato come accaduto di recente a Lugano. Occorre anche informare l’onorevole Consigliere di Stato Paolo Beltraminelli che presenziare al pranzo natalizio indirizzato alle persone sole è un segno di solidarietà insufficiente a migliorare la condizione di individui ai quali servono aiuti concreti.